Quant'è passato... una settimana? Adesso non mi sento triste, ma penso al futuro. Non riesco a immaginarmi, di qui a 10 anni. Quando avrò 27 anni, come sarò? Una laureata? Una donna sposata? Una barbona? Magari vivrò in America Latina e farò la fioraia, oppure sarò un'addestratrice di delfini in Olanda, o una felice segretaria che la sera esce e canta nei night club.
Chissà...
Credo che scriverò un testo su come potrei essere tra 10 anni, o tra 5, e poi me lo rileggerò, a suo tempo. Magari mi faccio due risate!
E intanto che penso al futuro, mi tengo stretta i miei pezzetti di ricordi (non per fare la tremetrisoprailcielo, dico davvero), quelli più dolci, che mi stringono il cuore, e appena mi sento giù mi fanno il solletico al mento, mi portano un po' di luce. Sono la cosa più bella, i piccoli ricordi dolci, anche se a volte li unisco a rimpianti un po' strazianti.
Certo, non c'è niente di enorme in questa mia vita, niente di grandioso, niente di rumoroso, o di stupefacente. Però è la cosa più bella, perché cambia, mi emoziona, e io sto crescendo. Non so come, ma credo di sì.
Aiuto, non ce la faccio più! Non ho voglia di andare a scuola, sono stanca, spossata, nella mia testa c'è solo del grigio, e colori confusi. Cos'è, pigrizia? Non credo. Sono abbattuta, forse più moralmente che fisicamente... Mi sento stiracchiata, come del burro steso su troppo pane...(chi indovina la citazione vince)
Forse a volte mi aspetto troppo. Forse mi costruisco troppi castelli in aria, e quando le cose non vanno esattamente come vorresti, è disperazione.... Ma che stupida, le cose non vanno mai come uno pensa, ormai dovrei saperlo no?
Mi mancano i miei amici. Li vedo sempre, ma è tanto che non parliamo. Ormai siamo sempre di fretta, sempre una parola e via, una battuta e via. Da quant'è che non faccio un discorso serio, una chiaccherata? Ah, i famigerati discorsi seri di msn... le chattate all'una di notte col santi, le mega telefonate con tombo, i pomeriggi con la simo, le confidenze con la franceschina...
E poi lunghe pedalate di notte, la piccola litigata coi miei (ma per un nobile motivo!), le mie piccole speranze...
Che fine ha fatto tutto?
Ed ecco un altro Natale passato, senza troppe feste, senza troppo rumore. Mi accorgo che ciò che mi piace di più non è la confusione, non è quando perdi il controllo e non capisci più nulla.
Le serate che mi piacciono sono quelle che si finiscono parlando a bassa voce, raccontandoci cosa pensavamo da piccoli, o che colore ci piace, parlando di questa o di quell'altra storia... Le serate che mi piacciono sono come quelle quando stavamo un'ora seduti accanto senza dirci niente, col silenzio accanto e senza bisogno di parole, o di cose. Quelle in cui me ne andavo dall'internet point con la mia fedele bicicletta, annusando le strade fresche e vuote, piene di buio. Quelle che quando ti metti a letto ti lasciano qualcosa dentro, una felicità muta, un sorriso ebete, un sonno tranquillo.
Quelli sono i momenti più belli, più semplici (semplici: non banali..), che non voglio mai dimenticare.
I giornalisti. La loro voce è sempre fredda, sempre uguale, sempre impassibile, in qualsiasi situazione, proprio come se non gliene importasse niente delle persone che intervistano, e delle cose che dicono. Dio santo, ma dov'è finito il vostro cuore? Come fate a stare davanti a un uomo che piange, e a continuare a parlare e a fare domande come se niente fosse? Forse la gente vuole davvero solo apparire, e non si pensa a ciò che si sta facendo, all'importanza di una parola, di una frase, di un servizio, ma solo ai benefici che esso ti porterà. Visibilità, carriera, successo? Soldi?
Chissà, forse è una banalità.
Eppure a me sembra proprio così.
Intivo a cena con delitto
(Titolo originale: Murder by Death)
Questo è film col quale mi sono fissata, da qualche tempo a questa parte. Un film assurdo, delirante, geniale!
La sceneggiatura è scritta da Neil Simon, un grande commediografo contemporaneo (a mio modesto parere un genio!). I protagonisti sono le parodie dei cinque detective più famosi della storia della letteratura del giallo (ma anche del blu, dell'azzurro e del violetto): Poirot, Sam Spade, Charlie Chang, Miss Murple e Nick Charles (l'uomo ombra). Vengono tutti invitati a cena da un pazzoide egocentrico che si crede il più grande investigatore del mondo, e vuole stroncarli tutti.
Il film è pieno di colpi di scena, dialoghi deliranti ("...e ho scoperto che lui non ha i mignoli!" "Allora ha solo otto dita?" "No no, ne ha sempre dieci...solo che gli mancano i mignoli") e personaggi fantastici!
Una magnifica parodia dei "veri" film gialli.
Con finale a sorpresa!
Dateci un'occhiata... qui c'è il trailer in lingua origniale!
http://www.youtube.com/watch?v=NglSDLo_3xo
15 novembre 2005
Così, mi ritrovo a pensare alla morte. Ma senza paura, e senza tristezza.
La morte mi è parsa tanto strana, tanto assurda. Quasi ridicola. La morte in realtà non è niente, la morte è come se non esistesse. Sono le cose che ci stanno intorno a renderla una tragedia, un semplice fatto, un dovere, una liberazione, o solamente qualcosa di già deciso dal destino.
La morte era solo un semplice corteo di macchine, un gruppo di gente raccolta in una chiesa odorosa, una bara appoggiata in una stanzina dai muri color verde ospedale. La morte era qualcosa che tanto si sapeva, una tristezza vaga, un contegno discreto, una parola del prete. Avrei preferito non ascoltarle, tutte quelle parole... Tante parole sono inutili, buttate al vento, e a volte servirebbe solo un po' di silenzio, e un abbraccio. Nient'altro.
Mi rendo conto sempre di più che, tante volte, i sentimenti non sono qualcosa di definito, di bello o di brutto. Mi appaiono nebbiosi, incomprensibili, indistinguibili, non si possono ben identificare con nomi, e non si sa il loro perché. Forse non lo si vuol sapere.
E spesso i sentimenti sono difficili da esternare, da mostrare. Tutta quella serie di gesti e di espressioni che dovrebbe servire a far capire agli altri cosa proviamo non ci viene naturale, o risulta agli altri incomprensibile. A me spesso risulta inutile, difficile e artificiosa, e quello che sento e che penso me lo tengo per me, perché non saprei come spiegarlo.
Non vorrei, non vorrei mai doverlo spiegare.
I boschi brulicavano di voci e sussurri, la mattina si spandeva dolcissima sugli occhi degli addormentati, e l'Uomo incappucciato dormiva anche lui, sotto le fronde.
Il giorno era una carezza lieve senza ornamento; si destò ai piedi di un albero, e il suo cuore per la prima volta dopo tanti giorni si aprì tranquillo e quieto.
Qualche abitante del bosco, più mattiniero di lui, frugava, frusciava e squittiva, senza essere visto.
Lo strano uomo che la sera prima l'aveva guidato per il bosco giaceva lì accanto, dormendo, e l'Uomo incappucciato in verità non sapeva ancora dire se egli fosse un uomo, un essere della foresta, o magari uno spirito. Non sapeva neanche quale fosse il suo nome, e se ne avesse uno.
L'Uomo incappucciato, che non aveva un nome nemmeno lui (o se l'aveva se ne era dimenticato), riannodò il suo fagotto, si strinse un po' nel mantello, rimboccò i calzoni, si assicurò che i piedi fossero infilati per bene negli stivali, e poi si disse che, sì, era tutto pronto, ed era proprio il caso di partire. Ora poteva andarsene.
Ormai per lui riprendere la strada era un'abitudine.
Rimase a fissare quello strano essere, gli occhi chiusi, sommerso nell'erba...
Sì, era proprio l'ora di andare. Mosse i primi passi sul sentiero che portava fuori dal bosco, tastando il terreno umidiccio; gli dispiaceva quasi calpestare quelle foglioline così delicate, ancora coperte di goccie di rugiada...
"Lo sapevo che non te ne saresti andato!"
L'Uomo si voltò: il suo compagno si era svegliato, e adesso lo guardava, disteso, appoggiato sui gomiti; era raggiante. Rimase di stucco: era indispettito. Come poteva essere che qualcuno gli leggesse nel pensiero così?
Oggi è stata una bella, bellissima giornata! Perché sono uscita con la Simona (la mia bionda adorata), perché ho scoperto un localino fantastico dove fanno le tisane, perché ho scoperto che Tombo è stato il mio angelo custode, e nonostante l'abbiano criticato, io sono commossa, e sono felice che abbia parlato col mio prof, anche a mia insaputa, anche a costo di sembrare impiccione. Sono contenta di essere venuta a saperlo, perché adesso ho potuto ringraziarlo.
E' un vero angelo custode... E' il mio fratellino adorato.
Pur non essendo mio fratello.
E sono felice perché fra non molto sarà il compleanno della Simo...e allora ci sarà da divertirsi!!!
^_^
Presto prenderanno vita anche i personaggi della storia, ma per ora mi piace usare questo blog come diario personale, anche se non lo legge nessuno.